Oltre la toppa di velcro
HYROX in coppia: la nostra gara, la nostra scossa
A volte le decisioni migliori nascono davanti a una tazzina di caffè.
"Partecipiamo all’HYROX Mixed Doubles?".
Una domanda, Un secondo di esitazione, poi il via. Non cercavamo il podio, cercavamo una scossa, qualcosa che ci costringesse a uscire dallo stallo degli allenamenti sempre uguali.
E, in fondo, avevamo anche voglia di rimetterci in gioco con una gara vera: per due paladini del movimento come noi, era il modo più naturale per dare continuità al nostro motto e ricordarci perché facciamo quello che facciamo.
Perché HYROX? Perché avevamo bisogno di un limite da sfidare
Mery aveva già un braccialetto nel cassetto, ma questa volta la categoria non faceva sconti: pesi più alti, standard più duri.
Per quanto riguarda me, non ero certo uno sprovveduto: mi ero allenato con costanza e avevo studiato video e tutorial fino a imparare le transizioni a memoria. Eppure, restavo un debuttante. Non ero un super atleta, ma un appassionato che cercava di capire dove fosse il proprio limite, ma tra la teoria guardata su uno schermo e i polmoni che bruciano sul campo… c’è un abisso chiamato realtà.
E poi, diciamolo: HYROX è una gara che oggi va di moda, molto commerciale, molto “instagrammabile”. Ma resta una competizione vera.
Una gara la senti, la prepari, la metti in agenda e da quel momento tutto ruota attorno a lei. Farla in coppia, con un WOD sfidante e condiviso, aggiunge quella frizzantezza che ci serviva. Ci mancava l’adrenalina della gara, quella sensazione di riorganizzare gli allenamenti con un obiettivo chiaro e la voglia di essere performanti. HYROX era il pretesto perfetto per rimettere in moto tutto.
Il viaggio verso Bologna: attesa, carboidrati e un po’ di ansia buona
Partiamo dopo un pranzo di Pasqua volutamente leggero — già questo, per noi, era un gesto insolito. Mentre tutti erano seduti a tavola con lasagne e colombe, noi stavamo caricando la macchina per andare a fare una gara. Una scelta un po’ controcorrente, ma perfettamente in linea con il mood della giornata.
Arrivati in Fiera, ci investe subito un’atmosfera che sembra uscita da un altro pianeta: musica sparata a palla per caricare gli atleti, ventilatori che ronzano senza sosta, odore di magnesio e sudore che ti entra nelle narici e ti dice “ok, ora si fa sul serio”.
Al check-in ci marchiano con il nostro codice batteria — 17:30 — come se ci assegnassero un’identità da gladiatori moderni. Numero sulla pelle, chip alla caviglia, e via verso l’area warm-up.
Prima di iniziare, ci concediamo una merenda high-carb degna di un protocollo pre-gara: pane e miele, barrette, zuccheri rapidi. Il necessario per accendere il motore.
È lì, tra un affondo e uno scatto, che capisco davvero che HYROX è soprattutto un gioco mentale.
Il loop mentale della corsa indoor
L’HYROX è un gioco psicologico sottile e spietato: si corre al chiuso, sempre in tondo, senza un paesaggio che cambia, con djset e luci artificiali che ti bombardano da ogni angolo.
Non hai un orizzonte, non hai un “là in fondo”. C’è solo quel loop infinito che mette a dura prova la concentrazione. Senza il riferimento di un traguardo "fisico" all'orizzonte, la tua mente inizia a metterti i bastoni tra le ruote. Abbiamo capito subito che la sfida sarebbe stata restare lucidi mentre il corpo gridava di fermarsi in quel labirinto di musica e fatica.
Di lì a poco entriamo nel tunnel di partenza. Luci UV e ledwall con il countdown ci accolgono, aggiungendo una dose di pathos a un’atmosfera già elettrica. Il cuore batte forte, non c'è più spazio per i dubbi.
3... 2... 1... si parte!
Batteria delle 17.30!
Veniamo subito catapultati nel "fiume" di atleti che già corrono sul tracciato. Il primo chilometro scivola via veloce, quasi senza accorgersene; superiamo la prima stazione e anche il secondo chilometro di corsa con un buon ritmo. Poi arriva la prima vera parete: Sled Push. .153kg di pura ignoranza.
E qui iniziano i primi veri problemi. La slitta sembra incollata al tappeto.: . Spingo con tutto quello che ho, sapendo che per Mery quel carico è proibitivo. ma ogni centimetro guadagnato era una battaglia contro l'attrito. Ne usciamo provati, con le gambe di piombo e il fiato corto.
La corsa subito dopo è brutale: un altro chilometro da digerire, e poi avanti verso il resto del WOD.
Perché l’HYROX Mixed non è solo “otto esercizi”: è otto stazioni pensate per farti arrivare al limite, ognuna seguita da un giro di corsa che, alla fine, significa più di 8 km totali.
Un loop continuo dove finisci un esercizio e sai già che ti aspetta un altro chilometro, e poi un altro ancora.
I primi due — le slitte — sono i più cattivi: carichi pesanti, attrito, tecnica, e quella sensazione di dover tirare fuori tutta l’arroganza della forza per non farti travolgere.
E noi eravamo solo all’inizio.
Sled Pull, burpees e il gioco di squadra
Riprendiamo ritmo, ma prima dei burpees c’è un’altra botta da digerire: la Sled Pull.
“Dai, solo 103 kg”… sì, sulla carta. In realtà eravamo già stanchi, ma con addosso quella miscela strana di adrenalina e voglia di divertirci che ti fa tirare la corda come se volessi finire il prima possibile per vedere cosa ti aspetta dopo.
Tiravo, tiravamo, con l’unico obiettivo di chiudere la stazione e rimetterci a correre.
Ed è lì che i ruoli si ribaltano: è stata Mery a restituirmi il favore della seconda stazione, trascinandomi psicologicamente mentre io accusavo pesantemente il colpo. Lei spingeva, io arrancavo, ma andavamo avanti insieme, metro dopo metro.
Il vero muro: gli affondi
Il vero muro mentale, però, è arrivato verso la fine con gli affondi. Eravamo partiti bene, con una buona tecnica, ma abbiamo finito con le gambe che urlavano letteralmente vendetta. In quel momento, con i muscoli in fiamme e il traguardo che sembrava non arrivare mai, È il momento in cui mi chiedo davvero: “Riuscirò ad arrivare alla fine?”
Wall Ball: la sorpresa finale
Paradossalmente, la stazione più temuta diventa quella che gestiamo meglio. i Wall Ball. Data la stanchezza accumulata e la famigerata reputazione di questo esercizio — che solitamente spezza le gambe a chiunque — temevo il peggio. Siamo una macchina: cambi perfetti, ritmo costante, zero esitazioni. Forse è la vicinanza del traguardo, forse la voglia di chiudere. Forse entrambe.
E poi, diciamolo: i Wall Ball ci piacciono, anche se 100 sono una bella sfida. È l’ultimo esercizio, quello che odi e ami allo stesso tempo.
Lì dentro c’era tutto: adrenalina, concentrazione, la stanchezza che provi a gestire metro dopo metro e quel divertimento un po’ masochista che solo certi workout sanno dare. Un finale che, contro ogni logica, ci ha fatto sentire “ok, questa la portiamo a casa”.
Il traguardo e… la toppa
Usciti dall'area dei lanci, abbiamo puntato dritti verso l’arco d’arrivo. Finalmente era lì, reale, sotto i nostri occhi. Tagliamo il traguardo insieme, con un tempo di tutto rispetto.
E sì, il tempo lo guardavamo eccome: 1 ora e 26 minuti.
Per la nostra prima HYROX Mixed era l’obiettivo che ci eravamo dati… e lo abbiamo centrato. Fierissimi, ci siamo fatti la nostra corsa finale sulla passerella che porta davanti al led, quel micro-momento in cui realizzi che è fatta. Fine. Un’altra gara portata a termine, un’altra preparazione portata a casa. Un applauso a noi.
Poi arriva la premiazione. Ed è qui che spunta la vera nota dolente della giornata. Dopo una fatica del genere, tra sudore, acido lattico e battiti a mille, ti aspetti un riconoscimento che gridi “impresa”. E invece la “medaglia” è… una toppa con il velcro. Un gadget anonimo, quasi ironico, dopo una gara così intensa.
Ma quella toppa vale più di quanto sembri
L’abbiamo appesa con il resto delle medaglie. Non per estetica, ma per ciò che rappresenta: l’impresa non è il premio, è la scelta di mettersi sulla linea di partenza.
Non siamo atleti professionisti. Siamo due amici che hanno deciso di non restare in stallo. E se ci siamo riusciti noi — tra un pranzo di Pasqua saltato (anche se l’uovo l’abbiamo aperto subito dopo la gara) e un loop infinito di corsa in fiera — può riuscirci chiunque.
Perché alla fine è questo il punto: muoversi fa bene, sempre. È il “movimento” di wellness in cui crediamo: l’essere attivi, in qualunque forma, ha un impatto enorme sulla propria vita. Veicolare il movimento e il sentirsi bene è il nostro motto, è lo spirito di MOVAT: non serve essere atleti, basta scegliere di non restare fermi.
Quella toppa, per quanto semplice, ci ricorda proprio questo: ogni volta che scegli di muoverti, stai già facendo qualcosa che conta.
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